Assurdo e Familiare

Nell' insieme della poesia di Vito Riviello, da L'astuzia della realtà (1975) fino a Monumentanee (1992), si configura il vario affacciarsi di un nucleo originario, di una primitiva forza comica, verso le voci della comunicazione contemporanea, verso l'orizzonte affollato ed invadente del linguaggio dei media.
Quel nucleo originario affonda nel retroterra lucano, in quell' universo "meridionale" da cui Riviello proviene e che ha avuto tanta parte nella sua formazione: ma la sua non è una Lucania contadina, ancestrale e folclorica, assolutamente separata dai segni del presente "moderno"; è invece una Lucania cittadina e piccolo borghese, coltivata nella capitale lucana, la Potenza degli anni '40 e '50, nel gioco di passioni e di interessi di un mondo certo "provinciale", ma curioso, assetato di cultura, aperto verso orizzonti nazionali ed internazionali, anche se continuamente tarpato in questa sua apertura: un mondo comunque richiamato dal fascino di ciò che di più "moderno" poteva provenire dal "centro". Riviello ha saputo entrare, insieme con viva partecipazione e con ironico distacco, entro le pieghe più intime di quel tessuto provinciale e piccolo borghese, ne ha estratto la colorata materia (fatta di esibizioni e di pudori, di incongrue aspirazioni, di piccoli oggetti familiari, di voci di retrobottega e di dopopartita, di un brulicare di commercianti sull'orlo del fallimento, di accaniti ascoltatori della radio, di cascamorti e di dongiovanni senza donne da conquistare, di bizzarri viveurs frequentatori del teatro di varietà e pronti a rovinarsi per le soubrettes di passaggio) insieme ad un senso di insufficienza, di sproporzione, che appunto spinge sempre a volgere lo sguardo altrove, a cercare altri universi.