(e, in tutt' altro orizzonte, può venire in mente La strada per Roma di Paolo Volponi). Un grande sogno e un insieme di sogni particolari che in Riviello fanno come evaporare la realtà, la proiettano verso un gioco insieme aereo e assurdo, leggero e bizzarro. Dai luoghi e dalle presenze di quel mondo emergono inedite configurazioni (si veda ad esempio Al morto mulino d'acqua,); ma nello stesso tempo la credibilità di quel sognare viene vanificata dall'emergere di frantumi del linguaggio convenzionale, dai primi usi banali e meccanici della cultura di massa, che pure l'utopia "potentina" sembra come purificare, riscattare dalla loro invadente volgarità, rendere quasi familiari e simpaticamente consueti. Il tema del sogno, in più diretto rapporto con la matrice surrealista, continuerà comunque ad affacciarsi nell'opera di Riviello, svolgendosi sempre più verso un senso di spossessamento, che raggiunge la sua definizione più dispiegata, quasi trionfante, in M'hanno sognato (nella raccolta Tabarin), in cui l' io personale si riduce (con il sostegno di una serie di giochi e di accostamenti vocalici) alla consistenza di un sogno fatto da altri, al tempo evanescente di una figura del sonno. Nelle prime fasi della poesia di Riviello il sogno della città "moderna" è comunque strettamente legato ad una ironica nostalgia della città perduta, del mondo un po' vecchiotto della provincia incongruamente proiettata verso la modernità, di personaggi e situazioni di una vita insufficiente, rivolta indietro, banale e povera ma dotata di una sua "aura": una nostalgia che arretra a ricordi degli anni 30' e '40 e ancora più indietro, verso l'inizio del Novecento e verso l'Ottocento, e che in Dagherrotipo (1978) raggiunge vari effetti "gozzaniani". Gozzano è del resto un autore molto presente a Riviello, che ne svolge l'insegnamento in una chiave di paradossale aggressività, ironizzando in modo estremo richiami e citazioni letterarie, facendoli scontrare con lacerti e spezzoni di un linguaggio quotidiano che trova nei vari media il suo veicolo essenziale (si veda per esempio in Previsioni del tempo l'effetto comico dato dalla sovrapposizione tra il linguaggio delle previsioni del tempo e la citazione del celebre attacco dantesco di Purgatorio, VIII).

Tra ironia e nostalgia, come sguardo insieme parodico e affettuoso a vecchie statuine da soprammobile, si svolgono d'altra parte gran parte dei richiami di Riviello alla storia più o meno recente (da quella risorgimentale, filtrata proprio da Gozzano, come rivela Gozzaniana in Assurdo e familiare, a quella che si confonde con il mito classico). Una serie compatta di testi "storici" è costituita da Sindrome dei ritratti austeri (1980), galleria di "uomini illustri", figurine che si moltiplicano in svolazzi da teatro di varietà, in gesti deformati e rappresi, quasi con il piede in aria sulla scena in attesa di una cadenza che si perde. La storia e i suoi personaggi vengono così immessi direttamente nel ritmo della quotidianità contemporanea, della banalità urbana, che li illumina con gioia quasi infantile: in questi "ritratti" si mette in scena la contraddittorietà dello sguardo indietro, si interroga la