Dico la verita: ogni volta che leggo una poesia di Riviello, rimango incantato. E la cosa va avanti da parecchi anni, ormai; almeno dai tempi delta raccolta — Dagherrotipo — che usci presso Scheiwiller, e che sono fiero d'essere stato fra i primi a segnalare con tutta I'attenzione che meritava. Qualcosa, da allora, e cambiato, sia nel lavoro di Riviello (che ha steso a poco a poco sul caleidoscopio delle sue acrobazie verbali, sullo smalto dei suoi calembours e delle sue agudezas una patina, un'ombreggiatura di cupezza o perlomeno di malinconia) sia nel panorama circostante (dove, mentre i pochi che contano tirano avanti ciascuno per la sua strada, gli imitatori degli imitatori di Montale hanno lasciato gradualmente il posto agli imitatori degli imitatori di Paul Celan o di Marina Cvetaeva). Ma, evidentemente, Riviello ha la capacita di mantenere intatta la distanza che lo separa dai luoghi comuni linguistici delta tribu; e risulta, oggi, per sua e nostra fortuna, non meno isolato, non meno eccentrico di ieri o dell' altroieri. Parlando di Dagherrotipo, mi era parso di poter suggerire la presenza di una vena e di un'ascendenza dadaista nella poesia di Riviello.

Di fronte ai testi di Assurdo e Familiare (a proposito: che bel titolol e poi, « familiare » senza la g, proprio come ai bei tempi, a riprova del fatto che solo agli anticonformisti riesce ancora di rispettare con grazia la norma, l'etichetta...) non sento il minimo desiderio di ricredermi o correggermi: trovo la stessa leggerezza nel montare e stravolgere pezzi di discorso pronti, logorati, sfigurati, impreziositi dall'uso; lo stesso gusto del trovarobato, del modernariato, dell'attrezzeria da circo e da avanspettacolo; la stessa sottile, eroica tenacia nel non darla mai vinta al buon senso, al senso comune, al primo senso delle frasi e delle parole; la stessa fiducia, infine, nella centralità e nella funzione rivelatrice del gioco. Si, la sostanza — la sostanza formante, la forma della sostanza — e ancora questo, nella poesia di Riviello; e per questo le sue poesie continuano a incantarmi, così come non hanno mai smesso e non smetteranno mai di incantarmi le costruzioni e i collages di Schwitters... Qualcuno potrebbe chiedersi come si possa conciliare con tale continuità o persistenza quell'ombra di malinconia o di tetraggine, quello scurirsi delle tinte, quel lieve brontolio di temporale (che potrebbe preludere a un acquazzone estivo, ma anche alia fine del mondo) cui accennavo all'inizio.